11 Novembre (lunedì) da Montalcino a Roma, sereno

Il balconcino dell'albergo "Dei Capitani" dava su un bel panorama.
Con un bel rosso di mattina è cominciato il nostro viaggio di quel giorno.
La sala da pranzo era pulitissima e aveva una grande finestra che dava
sulle colline, lì abbiamo fatto colazione godendo il paesaggio autunnale.

Alle 10.00 siamo partiti per Siena con l'autobus.
Dopo un percorso attraverso una zona collinare per un'ora e venti,
in lontananza è apparsa la torre di Siena.  L'autobus è entrato in centro.

Quel giorno faceva bel tempo, quindi abbiamo deciso di salire sulla
Torre del Mangia.  Tuttavia abbiamo pensato di non poter salirci
portando le nostre borse pesanti, (soprattutto quella di Masako che
aveva comprato dei vasetti di miele), perciò abbiamo chiesto di depositarle
nel ristorante dove avremmo pranzato.

Dalla cima della torre si vedeva tutta la città ma il vento tirava così forte che
avevamo un po' paura di guardare giù.

Per voler essere troppo leggeri abbiamo dimenticato di portare le macchine
fotografiche quindi non ci sono fotografie che lo provano ma siamo saliti daverro.

 Nella discesa mio marito ha contato i gradini (poi ha detto a un cameriere che
ce n'erano 385 ma lui ha detto che ne mancavano 20).

Dopo aver visto il Duomo che
è simile a quello di Orvieto,
ce ne siamo tornati
al ristorante e abbiamo pranzato.

Durante il pranzo il cameriere
ci ha parlato tanto e ci ha fatto divertire;
 lui frequentava la facoltà di legge dell'
Università di Siena, lavorava qua
come cameriere il sabato e la domenica
e durante le vacanze e

poi ci ha imformato che l'Università di Siena è la più antica in Italia dopo quella di Bologna.

Dopo il pranzo ci siamo incamminati verso la fermata dell'autobus ma
abbiamo perso la strada.
Quando finalmente ci siamo arrivati, l'autobus era appena partito e,
poichè non avevamo tempo, ce ne siamo andati alla stazione di Siena con il tassì .

Tornati a Roma, dopo che Masako aveva finito il check-in del suo albergo
siamo andati al nostro assieme a lei.  Abbiamo chiesto all'addetto se
il ristorante che si trovava davanti all'albergo era buono,
ricevendo la risposta che era buonissimo, vi abbiamo cenato.
Il ristorante era buonissimo ma carissimo e inoltre tutti i camerieri erano antipatici.

Abbiamo fatto chiamare un tassì e abbiamo accompagnato Masako al suo albergo
poi ce ne siamo ritornati.  Ma ci aspettava una brutta sorpresa;
 il portone dell'albergo era chiuso a chiave.
Quando avevamo fatto il check-in, l'addetto ci aveva dato due mazzi di chiavi e
ci aveva spiegato ma non avevo capito bene.

In quel momento io pensavo che non ci fossero problemi.  Prima di uscire avevamo
voluto consegnare all'addetto tutti e due i mazzi ma lui ci aveva detto di portarne uno.

Quindi siamo potuti entrare nel palazzo ma la reception era chiusa.
Non sapevamo dove fosse la chiave della camera.
Al mazzo erano attaccate tre chiavi, una del portone, un'altra della porticina
per attraversare il cortile, fino qua avevo capito la spiegazione ma
l'altra di dove era?

Era naturale che non si potesse aprire la reception, in questo caso la porta che
si poteva aprire era solo quella della sala da pranzo.
Abbiamo provato ad aprirla;  si è aperta!

Lì abbiamo trovato uno scaffaletto di chiavi e la nostra chiave era attaccata.
 Meno male!  Finalmente abbiamo potuto fare il bagno e andare a lett

 

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